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Meditazione, Matthieu Ricard l’uomo più felice al mondo

Aggiornamento: 12 dic 2020

Matthieu Ricard è un monaco buddhista e Khempo (che significa abate) del monastero di Shechen, Nepal, laureato in Genetica delle cellule di origine francese


E' famoso per esser l'uomo più felice del mondo, vediamo perché e scopriamo come esserlo anche noi

"Se io sono responsabile della mia sofferenza, allora la cosa è semplice: la posso abbandonare. E una mia scelta; ragion per cui posso non sceglierla più" Osho, Il velo impalpabile

Matthieu Ricard è un monaco buddhista e Khempo (che significa abate) del monastero di Shechen, Nepal, laureato in Genetica delle cellule di origine francese. Una grande crisi interiore lo portò in Tibet alla ricerca di se. Ricard è famoso per esser l’uomo più felice del mondo e questa particolarità in un mondo sempre più cupo e insoddisfatto, risalta. Il mondo della neuroscienza ha dimostrato secondo il principio scientifico (analitico e misurabile) che la felicità esiste e si può misurare attraverso parametri tecnici, biochimici e fisiologici. Per natura credo nel mistico, nello spirituale e nelle energie sottili, perciò il parametro scientifico non è per me essenziale, però lo è per il mondo convenzionale. Torniamo a Matthieu, che si è sottoposto con gioia (non poteva esser diversamente) ad un esperimento scientifico sulla felicità. Si è fatto analizzare da scienziati dell’Università del Wisconsin che hanno applicato elettrodi sulle sue aree corticali soprattutto sulla zona del cervello responsabile dell’emozione positiva, ovvero la felicità. Prima di Ricard si erano sottoposte all’esperimento altri volontari e avevano evidenziato valori di + 0,30 di tristezza e -0,30 di felicità, Mathieu è arrivato a 0,45 di felicità risultato che a noi ci sembrerà solo un numero ma è un dato incredibile, mai nessuno era arrivato a tanto. Questo grazie alla meditazione, alla presenza e all’ascolto di se. Questi però sono solo numeri, e sapete quanto creda poco ai numeri ma preferisco affidarmi all’esperienza, al sentire e al mondo energetico spirituale, perciò andiamo oltre.

Usciamo dal mondo scientifico e entriamo nel mondo spirituale che vibra con noi, cosa vuol dire questo?

“Focalizza l’attenzione sulla sensazione dentro di te. Riconosci che si tratta del corpo di dolore. Accetta la sua esistenza. Non pensarci, non lasciare che la sensazione diventi pensiero. Non giudicare e non analizzare. Non identificarti con esso. Resta presente e continua a essere l’osservatore di ciò che accade dentro di te. Diventa consapevole non solo del dolore emotivo, ma anche di “colui che osserva”, dell’osservatore silenzioso. Questo è il potere di Adesso, il potere, della tua presenza consapevole” Eckhart Tolle

Mathieu Ricard e i monaci tibetani sono famosi in tutto il mondo per esser persone dedite alla meditazione (si parla dalle 20/40000 ore di meditazione nella vita) e lui è un grandissimo esperto meditatore. Questo ci porta a comprendere come la meditazione e l’introspezione siano componenti importantissime per la nostra felicità e soprattutto per il nostro benessere. Tendiamo sempre di più ad aspirare ad una realizzazione personale esteriore, trascurando l’importanza di ciò che sta dentro di noi, allontanandoci in questo modo dal reale equilibrio. La meditazione aiuta a creare spazio mentale, nonché il primo step necessario per riconnetterci con il nostro sentire e , di conseguenza, con la reale fonte del nostro autentico equilibrio. Immaginiamo la mente come un contenitore: oggi siamo abituati a riempirlo fino all’orlo di pensieri, preoccupazioni, aspettative... perdendo così l’occasione di rimanere in ascolto di ciò che realmente siamo e vogliamo. La meditazione ci offre invece di creare spazio all’interno di questo contenitore così sovraffollato, rientrando in contatto con la nostra verità. Possiamo allenare la mente, come un training muscolare insegnando la felicità. Questo non vuol dire evitare le emozioni negative come sofferenza, tristezza etc questo non sarebbe un lavoro profondo, sarebbe come scappare da ciò che non ci piace per poi ritrovarti di nuovo a confronto con la tua zona d’ombra. Partiamo intanto dalla differenza tra piacere e felicità, la prima è legata ad un momento, un oggetto, un bene materiale ma è mutevole e breve, invece la felicità è una condizione che innerva tutto l’organismo, è un bene profondo di pace, di unità con se stessi che ci fa sentire completi e ti fa vivere gioie e dolori con una serenità di sottofondo, dove tutto diventa un’occasione di crescita. Molto tempo ebbi la fortuna di ascoltare una conferenza di Matthieu Ricard in cui spiegò questo concetto con una semplicità unica.

Come esser felici anche nella tristezza

- Matthieu Ricard descrive la differenza tra piacere e felicità come una questione di livelli di comprensione, di ascolto di se e di superficialità paragonandole alle onde del mare, quando ci troviamo sulla cresta dell’onda siamo al massimo, ci sentiamo potenti mentre quando scendiamo sul basso dell’onda sbattiamo sul fondo del mare e questo ci porta un senso di inadeguatezza, rassegnazione e depressione. Però in alto mare, può tuonare una tempesta, ma sul fondo dell’oceano la condizione principe è la calma e questa permane nonostante la tempesta, questo vuol dire che noi dobbiamo lavorare in primis sulla nostra parte più profonda - Abbiamo l’opportunità lavorare su di noi, sul nostro interno, sulla nostra percezione interiore, come direbbe Matthieu con “altruismo”, con compassione, amore, gentilezza non nutrendo emozioni tossiche e dannose.

Cambiando il nostro interno cambieremo la nostra condizione esterna, se invece crediamo solo al Dio illusorio esterno continueremo a salire e scendere come le onde senza mai creare una situazione di pace, come sulle montagne russe in balia di un mondo esterno che ci sembrerà ingiusto. Questo vuol dire vivere solo nella mente, la quale “filtra” il codice dell’esterno e lo traduce per noi analizzando cosa sia la felicità o la tristezza e noi perdiamo il nostro potere personale. Tutto è una reazione a catena, diamo potere all’esterno e alla mente cadendo in balia delle emozioni e più ci soffermiamo su una discussione, un giudizio, un commento, una giornata storta e più creiamo tormento, invece se iniziamo a scegliere la calma, il vuoto mentale, iniziamo ad esser osservatori disinteressati e più attraiamo leggerezza e pace e sentiamo tutto il corpo pervaso da questo senso di beatitudine. Questo non vuol dire soffocare le emozioni negative, ne anestetizzarsi o respingere l’odio con la generosità, o di passare oltre a fatti gravi, invece vuol dire ascoltarsi nel profondo, vivere tutte le emozioni e portare luce nella nostra oscurità e soprattutto osservarle e portare consapevolezza. Fare meditazione vuol dire anche questo, non farsi travolgere ma fermarsi, cogliere il momento, respirare, osservare le emozioni che ci stanno avvolgendo. “Meditazione vuol dire mettere la mente in disparte, così che non interferisca più con la realtà e tu possa vedere le cose per ciò che sono.” Osho

Una counselor una volta mi insegnò questa cosa: “Se provi rabbia, tristezza, gelosia, paura invitale a prendere un tè con te nella tua immaginazione, osservale, ascoltale, senti cosa ti provocano e cosa ti portano a fare e chiediti cosa di queste vuoi cambiare e impari da loro creando un nuovo modo di pensare ed esser consapevole”. Come detto all’inizio è un allenamento, e il nostro cervello è “plastico”, lo puoi rendere mutevole e al tuo servizio creando nuove connessioni neurologiche, e questo riguarda anche il nostro modo di agire, sentire e reagire. Le abitudini si cambiano lentamente, ma possiamo arrivare ad uno stato di osservazione importante, senza giudizio e abbandonando l’insofferenza. Non per questo dobbiamo per forza raggiungere i livelli dei monaci buddisti che nascono e crescono in mezzo a questa filosofia di vita, dove la meditazione è la base e vivono nella compassione incondizionata, ma noi nel nostro piccolo possiamo prenderci i nostri spazi di interiorizzazione, anche piccoli riti giornalieri, che creeranno dentro di noi una situazione di pulizia e pace per vivere la vita da padroni di noi stessi e non in balia dell’esterno.


“L’amore è l’arte di stare con gli altri, la meditazione è l’arte di essere in relazione con se stessi, lascia che l’amore e la meditazione siano le tue due ali”

(Osho)

Sperimenta, vivi, e sii curioso portando l’entusiasmo in ogni nuovo giorno


Mattia Milani

Naturopata



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